"Credo fermamente che oggi ci siano le condizioni storiche e politiche perche’ questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualita’ verso la definitiva pacificazione nazionale: non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perche’ chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione. Oggi, a piu’ di sessant’anni dal 25 aprile, a sedici dalla caduta del Muro di Berlino, il compito della politica e’ quello di consolidare il tessuto connettivo della Nazione. E lo si deve fare a partire dalla nostra memoria storica.
Il 25 aprile indica simbolicamente il ritorno dell’Italia alla
democrazia ed alla liberta’. In quel giorno di 63 anni fa, si videro le
piazze festanti attorno alle truppe alleate e ai combattenti per la
liberta’. Fu palpabile il sentimento di liberazione di un intero
popolo, costretto a combattere una guerra che sperava conclusa, ma che
prosegui’ con l’occupazione del proprio territorio. Gia’ il 25 luglio
del ’43, quando cadde il regime, quello stesso sentimento di
liberazione si era manifestato con una festa nazionale senza vendette e
senza morti. Purtroppo segui’ la guerra civile, l’occupazione da parte
dei tedeschi, che creo’ un segno di sangue nella memoria italiana.
Genero’ un odio tra vincitori e vinti che segno’ la coscienza del
Paese. Ormai tutto questo e’ storia e adesso e’ tempo di dare al 25
aprile un senso italiano popolare e nazionale, un senso di liberta’ e
di pace. Il giorno della Liberazione e’ un alto simbolo di liberta’, e
cosi’ deve essere vissuto da tutto il popolo italiano.
Quando, quasi dieci anni fa, autorevoli esponenti della sinistra
invitavano a capire anche le ragioni dei ’ragazzi di Salo", e quando
piu’ recentemente hanno invitato a saldare il debito contratto con gli
esuli Istriano-dalmati e con chi, piu’ sfortunato, fini’ infoibato,
hanno indicato la strada giusta. Togliere quei veli, capire quelle
ragioni non puo’ in qualche modo ledere l’orgoglio di chi combatte’ per
la liberta’ contro la tirannia. Non c’e’ revisione storica che possa
cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le
basi per la liberta’ delle generazioni successive e per il ritorno
dell’Italia nel consesso delle democrazie. Ma non c’e’ gratitudine che
possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni.
L’anniversario della Liberazione e’ dunque principalmente l’occasione
per riflettere sul passato, sul presente e sull’avvenire del Paese. Se
oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a
una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto,
ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia
finalmente pacificata". Lo ha affermato, in una nota, il leader del Pdl
Silvio Berlusconi.
25/4/2008