L'onorevole
Gianfranco Fini con 335 voti è il nuovo presidente della Camera dei
Deputati. Appena proclamato, tutti i deputati si sono alzati in piedi
salutando il nuovo presidente con un lungo e forte applauso.
Ecco il discorso di insediamento:
"Onorevoli colleghi,
è
con autentica, e penso comprensibile, emozione che mi rivolgo a voi per
un doveroso indirizzo di saluto in apertura della XVI Legislatura.
Ringrazio
quanti mi hanno espresso la loro fiducia e, con pari sincerità, quanti
non lo hanno fatto per logici e più che naturali motivi politici.
Come
i più recenti tra i miei predecessori, gli onorevoli Bertinotti, Casini
e Violante -che saluto- sono anch'io un uomo di parte, fortemente
convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno
politico.
Ho tuttavia ben chiaro che il primo dovere dell'alta
carica istituzionale cui mi avete chiamato è quello del rigoroso
rispetto del principio di assoluta parità di diritti, tra tutti i
deputati, nell'espletare -nella democratica dialettica tra maggioranza
e minoranza- le prerogative che sono attribuite ai parlamentari dalla
Costituzione.
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che
della Costituzione è il supremo e imparziale garante, rivolgo un
doveroso quanto sincero e particolare saluto. Con sentimenti di
rispetto e stima mi rivolgo al Presidente ed all'intera Corte
Costituzionale; al neopresidente del Senato sen. Schifani con cui sono
certo di una proficua collaborazione istituzionale; al Segretario
Generale ed a tutti i funzionari e dipendenti della Camera dei Deputati.
Un
deferente omaggio lo rivolgo al Pontefice Benedetto XVI, guida
spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed
indiscussa autorità morale per il mondo intero, come dimostrato anche
dal suo recente mirabile discorso alla Assemblea Generale delle Nazioni
Unite.
La laicità delle istituzioni è principio irrinunciabile della
nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare. Ed è proprio nel
nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il
ruolo fondamentale che, nell'arco dei secoli, la religione cristiana ha
avuto, e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità
culturale della Nazione italiana.
Nazione di cui è simbolo la bandiera Tricolore, esposta in quest'aula, ed alla quale rendo omaggio.
E'
in essa che si riconosce il nostro popolo, le donne e gli uomini che
vivono all'interno dei confini della Repubblica come i nostri
connazionali residenti all'estero, che per la seconda volta hanno
eletto i loro rappresentanti in Parlamento.
E' al nostro popolo,
a coloro che il 13 e 14 aprile hanno esercitato il diritto di voto così
come a coloro che legittimamente si sono astenuti dal farlo, che la
Camera dei Deputati deve avvertire in via prioritaria il dovere di
rispondere del suo operato.
La credibilità e l'efficienza delle
istituzioni rappresentano la risposta più alta, e proprio per questo
più difficile, al rischio della disaffezione e della disistima nei
confronti del sistema politico e della democrazia rappresentativa.
Credibilità
significa nutrire la forte consapevolezza che spetta innanzitutto a
noi, a chi siede in quest'aula, l'onere di dimostrare che i deputati
non sono una casta di cittadini privilegiati.
Ciò sarà possibile solo con la forza incontrovertibile dei fatti.
Fin
d'ora chiedo a ognuno di voi, onorevoli colleghi, collaborazione e
sostegno per far si che la Camera dei Deputati sia un buon esempio per
tutti gli italiani in materia di trasparenza interna, corretto utilizzo
del denaro del contribuente, riduzione delle spese, valorizzazione dei
meriti e delle capacità.
Efficienza delle istituzioni significa riforme.
Negli ultimi dieci anni il dibattito sul tema è stato ampio e fruttuoso.
Sarebbe
sbagliato, perché non corrispondente al vero, affermare che nulla è
stato fatto. Più volte la Costituzione è stata cambiata, e anche nella
I parte. Non siamo all'anno zero. Eppure spero di interpretare il
sentimento di tutta la Assemblea affermando che la XVI Legislatura
dovrà essere per davvero una Legislatura Costituente.
Le sfide del
tempo in cui viviamo a proposito della "qualità della democrazia"
esigono infatti una risposta che metta la società civile in condizione
di avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti di quelle attuali.
La modernizzazione del Sistema Italia deve necessariamente riguardare anche il nostro assetto politico-istituzionale.
Nella
passata Legislatura la Commissione Affari Costituzionali ha messo a
punto una proposta, ampiamente condivisa, per superare il cosiddetto
bicameralismo perfetto, per rafforzare con equilibrio il ruolo
dell'Esecutivo ed il potere di indirizzo e di controllo del Parlamento,
per realizzare un federalismo unitario e solidale.
Mi auguro che da
essa si possa ripartire in questa Legislatura per definire una nuova
architettura costituzionale che faccia della nostra democrazia una
democrazia più rappresentativa e più governante.
La ricorrente
contrapposizione tra i problemi e le aspirazioni del Nord del paese e
quelli del Meridione deve essere sanata unicamente nel nome di un
autentico interesse nazionale. Ed è certamente interesse di tutti gli
italiani, aldilà di dove essi risiedono, avere istituzioni che siano
per davvero al servizio dei cittadini, ne tutelino i diritti e ne
valorizzino le capacità.
Istituzioni nazionali ed europee; perché
sempre di più, nell'epoca della globalizzazione economica, con le
opportunità e i pericoli che essa comporta, si deve avvertire la
necessità di una politica comune dei popoli e degli Stati del vecchio
Continente.
A tale riguardo è mio vivo auspicio che il futuro
Governo invii sollecitamente alle Camere il disegno di legge di
ratifica del nuovo Trattato Europeo di Lisbona perché l'Italia, paese
fondatore dell'Unione, deve esercitare anche in questa occasione un
deciso ruolo di impulso e di stimolo.
Onorevoli Colleghi,
anche questa Legislatura si apre a cavallo tra due ricorrenze di alto valore ideale e politico, il 25 aprile ed il 1 maggio.
Celebrare
la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro
nell'economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre. Specie se
vogliamo vivere il 25 aprile ed il 1 maggio come giornate in cui si
onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali
da tutti gli italiani ed in particolare dai più giovani.
Negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti, e dalla quasi totalità delle forze politiche.
Coloro
che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie dei
totalitarismi sono pochi quanto isolati nella coscienza civile degli
italiani.
La ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera
pacificazione nazionale, nel rispetto della verità storica, tra i
vincitori ed i vinti di ieri sono traguardi ormai raggiunti anche per
il nobile e coraggioso impegno profuso, in stagioni politicamente
diverse, da due Presidenti della Repubblica, che voglio salutare e
ringraziare: Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi.
Eppure penso
che sia tutt'ora di grande significato politico e morale rammentare il
valore insostituibile della Libertà, bene supremo per ogni essere
umano, precondizione per ogni democrazia.
E penso sia lecito
domandarsi se ancora oggi, 63 anni dopo la Liberazione, la nostra
Libertà corra pericoli, sia davvero minacciata.
Spero non meravigli
se alla domanda mi sento di rispondere affermativamente; se ritengo che
la Camera dei Deputati debba essere consapevole che un'insidia per la
nostra Libertà, e di conseguenza per la nostra democrazia, a mio avviso
esiste tutt'ora.
La minaccia non viene dalle ideologie
antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte, nella quasi
totalità delle coscienze del nostro popolo, con il novecento che le ha
generate.
I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt'altra natura.
L'insidia
maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale;
dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e
assenza di doveri e finanche di regole.
La libertà è minacciata
nello stesso momento in cui, come sta avvenendo per alcune questioni,
nel suo nome si teorizza la presunta impossibilità di definire ciò che
è giusto e ciò che non lo è.
Essere consapevole di questo pericolo e
sventarlo è dovere primario della politica, se davvero vuole onorare il
suo primato. Ed è compito delle istituzioni, ed in primis del
Parlamento, riconoscere e valorizzare il ruolo centrale che, nella
difesa della libertà autenticamente intesa, hanno l'educazione dei
giovani e la diffusione del sapere.
E' nella famiglia e nella
scuola, luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce
e si diffonde l'ideale della libertà.
Un ideale che va difeso quotidianamente da un'altro pericolo.
La
progressiva perdita di autorevolezza dello Stato, l'affievolirsi del
principio di legalità, l'aleatorietà del diritto alla giustizia, il
conseguente diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini.
Fenomeni
che sono la spia di un "malessere della democrazia" che riguarda
l'intero Occidente, che in Italia non sono più acuti che altrove, che
non devono indurre a presagire la disgregazione della coesione sociale
ma che sono comunque presenti in misura tale da imporre alle
istituzioni il dovere di contrastarli.
Sono certo che la Camera
dei Deputati, nel confronto tra le diverse posizioni culturali e
politiche e sempre e comunque nel pieno rispetto del dettato
costituzionale, vorrà e saprà farlo.
E' con questo fermo
convincimento che desidero rivolgermi, per rendere omaggio al loro
impegno e per ricordare quanti sono Caduti nell'adempimento del dovere,
a tutte le donne e gli uomini che servono lo Stato.
Penso in primo
luogo alla Magistratura di ogni ordine e grado e agli appartenenti alle
Forze dell'Ordine. E' a loro che si deve la certezza che l'azione dello
Stato, se sostenuta da leggi giuste varate dal un Parlamento
democratico, è sempre e comunque più forte di tutte le mafie, di ogni
illegalità e abuso, di qualsivoglia prevaricazione e lesione dei
diritti del cittadino.
Analogamente si deve alle nostre Forze
Armate, cui parimenti rivolgo un grato saluto, se il terrorismo
internazionale ha avuto la riprova che la libertà e la pace sono valori
per la cui difesa e affermazione l'Italia è in prima linea , come
dimostra il coraggio, l'umanità e purtroppo il sacrificio dei nostri
soldati impegnati nelle missioni internazionali.
Onorevoli colleghi,
naturale
corollario, in termini ideali, della Festa della Libertà è la Festa del
Lavoro. E' infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro
popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l'economia
dalle secche della stagnazione. Ed è solo il diritto di ogni cittadino
ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare
le famiglie dal bisogno e dal timore della emarginazione sociale.
Come
garantire concordia tra capitale e lavoro, come aumentare la produzione
della ricchezza nazionale, come ridistribuirla in modo equo, secondo le
capacità e i bisogni di ognuno, è ormai interrogativo che riguarda
l'intera politica europea, chiamata anche su questo versante a
confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste e
veteroliberiste del Novecento e sempre più obbligata a rispondere alla
sfida epocale della globalizzazione dei mercati.
Mi auguro che anche
su queste questioni, che si riflettono sulla qualità della vita
quotidiana degli italiani, la Camera dei Deputati sappia, nel confronto
tra governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la
credibilità delle istituzioni e far imboccare al paese la via della
ripresa economica, dello sviluppo, della giustizia sociale.
Sono
altresì certo che tutte le deputate e i deputati, senza distinzione di
appartenenza politica, avvertano oggi l'imperativo morale del massimo
impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato
in condizioni di sicurezza. La perdurante tragedia delle cosiddette
morti bianche offende la coscenza di ognuno, non può e non deve essere
considerata come ineluttabile, deve generare uno sforzo comune a tutte
le istituzioni perché ad essa si ponga rapidamente fine.
Onorevoli colleghi,
l'ultima
breve considerazione che desidero rivolgervi è relativa alla cosiddetta
"diplomazia parlamentare" avviata e sviluppata dai miei predecessori.
Ritengo
che la Camera dei Deputati debba continuare ad avvalersene per
rafforzare il dialogo con altre Assemblee legislative ed in particolare
con quelle dei paesi del Mediterraneo.
Sulle sponde del "mare
nostrum" sono nate e si sono diffuse le tre grandi religioni
monoteiste. Per secoli il Mediterraneo è stato l'epicentro del pianeta,
luogo di fecondi scambi culturali e commerciali e teatro di guerre
sanguinose tra popoli di cultura e religione diversa.
Oggi è specie
nel Mediterraneo che il rapporto tra la cultura ebraicocristiana
dell'Occidente e l'Islam può svilupparsi positivamente nel segno del
reciproco rispetto tra identità diverse o può precipitare nel baratro
di quello scontro tra civiltà evocato e invocato dagli integralisti.
E'
altresì di tutta evidenza che è indispensabile guardare a ciò che
accade nel Mediterraneo anche per affrontare le questioni poste dai
massicci fenomeni migratori e per dar vita a effettive politiche di
integrazione.
Sono certo che il nostro Parlamento , che nel 2010
assumerà la Presidenza di turno della Assemblea euromediterranea, saprà
farlo e che di grande rilievo sarà il contributo fornito dalla Camera
dei Deputati.
Grazie per l'attenzione con cui mi avete ascoltato.
A
tutte le deputate e i deputati, ed in particolar modo a chi oggi è
entrato per la prima volta nell'aula di Montecitorio, sinceri auguri di
buon lavoro".
Data pubblicazione: 30/04/2008
CATEGORIA: Politica
TAG: Fini Presidente Camera Montecitorio Roma Alleanza nazionale