ROMA - Il Senato ha dato il primo via libera al decreto Gelmini
sull'università che passa ora all'esame della Camera. Il provvedimento
contiene norme considerate urgenti sul diritto allo studio, la
valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario,
salutato dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini come "il
primo passo verso la rivoluzione di un sistema paralizzato". Il voto
finale, per alzata di mano, ha registrato il sì di Lega Nord e Pdl, il
voto contrario di Idv e Pd mentre l'Udc, per protesta, non ha
partecipato.
Il
testo introduce norme per la trasparenza dei bilanci degli Atenei, una
stretta sui cosiddetti baroni che vedranno stipendi e carriera legati
alla produttività, nuove regole per assunzioni, concorsi e misure per
il rientro dei cervelli. Ecco in dettaglio le principali misure del
decreto: ASSUNZIONI - Blocco delle assunzioni
nelle università che, al 31 dicembre di ciascun anno, sono in deficit.
Gli atenei indebitati sono esclusi per il 2008-2009 dai fondi
straordinari per il reclutamento dei ricercatori. Gli atenei virtuosi,
invece, avranno lo sblocco parziale del turn over (che passa dal 20% al
50%) a patto che il 60% dei soldi sia speso per reclutare i giovani. CONCORSI
- Cambiano le regole per la composizione delle commissioni. Per la
selezione dei docenti sono previsti un ordinario nominato dalla facoltà
che bandisce il posto e quattro professori ordinari sorteggiati su una
lista di dodici persone da cui sono esclusi i docenti dell'università
che assume. Per i ricercatori la commissione è così composta: un
ordinario e un associato scelti dalla facoltà che bandisce il posto e
due ordinari sorteggiati in una lista che contiene il triplo dei
candidati necessari, esclusi sempre i docenti dell'ateneo che assume.
Un emendamento prevede una commissione nazionale designata dal Cun
(Consiglio universitario nazionale) per supervisionare le operazioni di
sorteggio che saranno pubbliche.
RIAPERTI TERMINI CONCORSI
- Le nuove commissioni valgono anche per i concorsi già banditi ma sono
stati riaperti i termini per partecipare ai concorsi in atto. C'é tempo
fino al 31 gennaio 2009 per la presentazione delle domande. NORME ANTIBARONI e ANTIFANNULLONI -
Un emendamento approvato prevede la costituzione di una "Anagrafe
nazionale dei professori ordinari, associati e dei ricercatori"
aggiornata annualmente che contiene per ciascun nome l'elenco delle
pubblicazioni scientifiche. Per ottenere gli scatti biennali di
stipendio i docenti dovranno provare di aver fatto ricerca e ottenuto
pubblicazioni. Se per due anni non ce n'é traccia lo scatto di
stipendio è dimezzato e i docenti non possono far parte delle
commissioni che assumono nuovo personale. Professori e ricercatori che
non pubblicano per tre anni restano esclusi anche dai bandi Prin
(programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale). Per il
ministro "salta il meccanismo degli automatismi di anzianità slegato
dalla produzione scientifica". TRASPARENZA -
Gli atenei dovranno anche garantire trasparenza nei bilanci e far
sapere agli studenti come vengono spesi i finanziamenti pubblici. I
rettori in sede di approvazione del bilancio consuntivo dovranno anche
pubblicare i risultati delle attività oltre che i finanziamenti
ottenuti da soggetti pubblici e privati. Altrimenti si rischiano
penalità nell'assegnazione dei fondi.
UNIVERSITA' VIRTUOSE
- Almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario sarà distribuito,
già dal 2009 alle università virtuose per migliorare la qualità della
ricerca e dell'offerta formativa. Il ministro Gelmini ha spiegato in
Aula che i fondi sono legati al merito e che intende "portare in futuro
la quota fino al 30%".
DIRITTO ALLO STUDIO -
Nel decreto ci sono 65 milioni di euro per nuovi alloggi e 135 milioni
per le borse di studio destinate ai meritevoli.
RIENTRO DEI CERVELLI -
Le università potranno coprire i posti da ordinario e associato o da
ricercatore chiamando studiosi "stabilmente impegnati all'estero",
anche quelli già impegnati nel Programma ministeriale di rientro dei
cervelli. Lo prevede un emendamento votato in commissione. Si potranno
anche chiamare "studiosi di chiara fama".