A Fiuggi dieci anni fa, quando demmo vita ad An, varammo un progetto che aveva un’ambizione culturale, ancor prima che politica; mirava a smuovere le acque della società italiana e puntava a un obiettivo impegnativo: consegnare il ‘900 carico di passioni e di odio alla storia.A Fiuggi si decise che non aveva più senso continuare a gettare nella competizione politica la storia, con il suo immane peso, usarla come una clava per colpire l’avversario. Dicemmo che non aveva più senso il dibattito politico sulla dicotomia fascismo-antifascismo, perché i valori dell’antifascismo intesi come valori di libertà erano condivisi da tutti, anche da noi. Ad altri poteva far comodo continuare ad usare la storia nella lotta politica, specie a quella parte della sinistra ancora strettamente legata al comunismo. A noi no, perché avevamo già troncato i legami politici con il passato. Per questo tanti hanno riconosciuto che la scelta di Fiuggi è stata utile alla crescita della democrazia bipolare in Italia. Non dobbiamo dimenticare i tanti atti politici che hanno scandito, in dieci anni, il percorso di An, fino al viaggio in Israele, il momento più solenne e simbolico. E’ stato giusto farlo. Mi addolora sentir dire che l’avrei fatto per tornaconto personale. Ho agito secondo coscienza, sapendo di interpretare i sentimenti della stragrande maggioranza degli elettori di An e della totalità dei “potenziali” elettori di An. Il tempo dirà se ciò che considero giusto è stato anche utile, ma se in vita mia avessi pensato all’interesse personale non mi sarei iscritto al Msi nel 1969. Anche Publio Fiori andò via dalla Dc, sottosegretario in carica, non certo per tornaconto personale, ma per abbracciare il progetto politico di An, che allora era un’ambiziosa scommessa. E come lui tanti, da Fisichella a Selva, da Rebecchini ad Armani, da Ramponi a Mazzocchi… Ringrazio Don Baget Bozzo che oggi ha scritto: «Fini rompe così ogni rapporto della Destra italiana con il nazifascismo, lo rompe quando è Israele stesso a riconoscere la verità del processo che da tempo si era compiuto nel Msi e poi in Alleanza nazionale. Ciò ha un altro vantaggio: quello di collocare la Repubblica Sociale Italiana nella storia, separandola da ogni identificazione politica. Verrà il momento di riconoscere che essa fu tutt’altro che una storia di violenze e di crimini e che alla base della risposta alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale e all’adesione alle sue formazioni non ci fu una gamma di sentimenti ignobili. Furono coscienze libere quelle che si impegnarono per la fedeltà all’alleato, anche se questo era divenuto un massacratore di italiani». E’ l’omaggio alla coerenza personale e all’amor patrio dei ragazzi di Salò, cui fece riferimento l’on. Violante rivolgendosi a Tremaglia. Ma se vogliamo che queste pagine di storia e di verità siano da tutti riconosciute dobbiamo anche noi denunciare, condannare ed assumerci la responsabilità (in quanto movimento “nazionale”) di altre pagine di storia, quelle vergognose. Sempre per restare nell’ambito della RSI quelle del manifesto di Verona, in cui si definiscono gli ebrei italiani “stranieri e appartenenti ad una razza nemica”. Non dobbiamo avere nessuna reticenza nel ricordare l’orrore della Shoah, l’infamia delle leggi razziali del ’38 e del ’43 e le colpe a questo proposito del fascismo. E se l’olocausto rappresenta il male assoluto, ciò vale anche per gli atti del fascismo che hanno contribuito alla Shoah. Sappiamo che nella storia complessa del fascismo ci sono anche tanti altri momenti, ma se vogliamo che siano riconosciuti da tutti gli italiani senza che scatti il riflesso condizionato della accusa di revisionismo storico è indispensabile per noi essere intransigenti nel denunciarne i misfatti e le tragedie.Non ci può appartenere la logica nefasta della doppia verità. Da dieci anni ci muoviamo lungo questa strada. Dobbiamo continuare a farlo, senza tentennamenti.
GIANFRANCO FINI |