Il 4 novembre, come ogni anno, celebreremo la vittoria italiana della Prima Guerra Mondiale ed, in particolare, la giornata delle Forze Armate. Viviamo in un tempo difficile, succube da una parte di terroristi senza scrupoli e guerre continue, dall'altra contagiato dal relativismo etico e da sommaria ignoranza. Il "cocktail" che ne esce è sconfortante. Da qualche anno è in atto un'operazione intellettuale alquanto discutibile da parte di taluni, quella cioè di voler "patentare" chi sia per la pace e chi lavori contro di essa. E' del tutto evidente che, eccetto qualche pazzo o qualcheduno che magari vanti discutibili interessi economici, quasi tutti gli uomini, se così interpellati, non potrebbero che dichiararsi "per la pace", cioè "pacifisti". Purtroppo però questa parola così chiara viene strumentalizzata per scopi meramente politici atti a squalificare l'avversario. Nella tendenza culturale attuale, atta a voler a tutti i costi semplificare al massimo le vicende, si tende a comprendere i conflitti solo come mancanza di volontà dei contendenti nell'arrivare ad un accordo di pace; salvo poi, quando si va a parlare sui fatti con molte persone, stabilire che quasi tutti giustificano la guerra se, per esempio, "di liberazione" o "umanitaria", piuttosto che con altre particolari connotazioni. Appare chiaro, quindi, come anche nella dicotomia, chiaramente non fondata sulla realtà, pacifista-guerrafondaio, tutti alla fine si trovino in posizioni intermedie, dovendo giustamente valutare da situazione a situazione il comportamento da adottare. Questo equilibrio, che a molti pare non essere così ovvio, è invece palese nei nostri cari appartenenti alle Forze Armate, grazie ai quali dal Secondo Dopoguerra ad oggi viviamo in sicurezza. E' del resto logico che l'uomo più consapevole della complessità del discorso a monte della semplificazione usuale "guerrafondaio-pacifista" sia proprio colui che subisce più direttamente le conseguenze delle scelte politiche che coinvolgono le Forze Armate, cioè il soldato. Qualche settimana fa la Caserma di Pesaro ha ospitato il Festival "Perle", dedicato alle donne. Per molti è stata l'occasione di essere a più diretto contatto con i nostri militari, non più intesi come "locuzione", ma come uomini e donne che si sono messe in gioco per il bene comune. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di due donne afgane, che sono potute essere nella nostra città a raccontarci gli orrori vissuti anche grazie al lavoro svolto nella loro patria dai nostri soldati. In questo giorno occorrerebbe che tutti noi riflettessimo sul ruolo fondamentale che le nostre Forze Armate svolgono per garantirci la Libertà di cui godiamo (e, se guardiamo allo stato generale del pianeta, siamo veramente una esigua minoranza a poterlo affermare) e sul fatto che, visti i risultati, esse possono essere realmente considerate "Operatrici di pace". |