27 Gennaio…Per non dimenticare
Per ricordare e per non dimenticare la tragedia consumata all’interno dei campi nazisti. Dopo 63 anni, era, infatti, il 27 gennaio del 1945, ricordiamo tutti un orribile capitolo della nostra storia. Oggi parliamo di olocausto e ricordiamo ciò con il termine “Shoah”.
Tale termine è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio, il che è sicuramente ingannevole.
L'espressione Shoah si riferisce al periodo fra il 30 gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l'8 maggio 1945, la fine della guerra in Europa: in questo periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei, ma anche di tante altre persone. Pur essendo impossibile accertare l'esatto numero di vittime ebree, le statistiche indicano che il totale fu di oltre 5.860.000 persone.
La maggior parte delle autorità accettano la cifra generica di 6 milioni a cui si devono sommare 5 milioni di civili non ebrei uccisi. In tutto quindi, ma la cifra precisa ha ben poca importanza, oltre 10 milioni di persone furono sterminate dall'odio nazionalsocialista.
Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi erano zingari, serbi, membri dell'intellighentia polacca, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi avversari del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, o persone definite “anti sociali”, come mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti.
La maggior parte delle persone soppresse passarono per i campi di sterminio, che erano campi di concentramento con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica. Storicamente il partito nazista prese la decisione di dare avvio alla cosiddetta “Soluzione Finale”, in realtà molti ebrei erano già morti a causa delle misure discriminatorie adottate contro di loro durante i primi anni del Terzo Reich, ma lo sterminio sistematico e scientifico degli ebrei non ebbe inizio fino all'invasione, da parte della Germania, dell'Unione Sovietica nel Giugno 1941.
I campi di concentramento, furono poi tradotti nei campi di sterminio: ogni individuo che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo correva il rischio di essere perseguitato, ma gli ebrei erano l'unico gruppo destinato ad un totale annientamento. Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai Nazisti, gli ebrei potevano solamente abbandonare l'Europa occupata dai tedeschi. Secondo il piano Nazista, ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Nel caso di altri “criminali” o nemici del Terzo Reich, le loro famiglie non venivano coinvolte. Di conseguenza, se una persona veniva eliminata o inviata in un campo di concentramento, non per forza tutti i membri della sua famiglia subivano la stessa sorte. Gli ebrei, al contrario, venivano perseguitati in virtù della loro origine familiare indelebile.
La spiegazione dell'odio implacabile dei nazisti contro gli ebrei nasceva dalla loro distorta visione del mondo che considerava la storia come una lotta razziale. Essi consideravano gli ebrei una razza che aveva lo scopo di dominare il mondo e quindi, rappresentava un ostacolo per il dominio ariano. Secondo la loro opinione, la storia consisteva in uno scontro che sarebbe culminato con il trionfo della razza ariana, quella superiore: di conseguenza, essi credevano un loro preciso obbligo morale eliminare gli ebrei, dai quali si sentivano minacciati. La Shoah pura follia criminale: follia degli uomini, follia di un intero popolo, follia di Hitler. E, come tale, almeno per coloro che credono nella razionalità di fondo dello spirito umano, irripetibile.
Ma noi oggi ricordiamo quella follia per commemorare le ingiuste vittime della pazzia umana.
di Marcella Tamburello - AG Campobasso
da www.sfida.org
27.01.08
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