Esclusiva Adnkronos, faccia a faccia D'Alema-Fini


Terminato al Palazzo dell'Informazione del gruppo Gmc, il confronto tra il ministro degli Esteri e il presidente di An. I due leader hanno risposto alle domande di un gruppo di giovani e studenti su lavoro, salari, scuola, ma anche ambiente, droga e passione politica

 

Roma, 19 mar. (Adnkronos/Ign) - Lavoro, salari, scuola, ma anche ambiente, droga e passione politica nelle domande che i giovani hanno rivolto oggi nel corso dello "Speciale Elezioni 2008" dell'ADNKRONOS al ministro degli Esteri Massimo D'Alema e al presidente di An Gianfranco Fini ospiti del Palazzo dell'Informazione.

Sulle misure per aiutare i ragazzi a non essere più 'bamboccioni' la ricetta del numero due del governo uscente è "liberalizzare per aprire nuove opportunità". Secondo D'Alema è "cruciale" il problema della casa, ma anche e soprattutto quello del lavoro precario: "Come ha detto Veltroni, il Pd accanto alle misure contro il precariato propone anche l'introduzione di un salario minimo garantito" che possa rappresentare una certezza per i giovani.

Per il vicepresidente del Consiglio serve una società capace di "offrire maggiori opportunità" ma anche che tuteli i diritti dei lavoratori e dei cittadini. Per quanto riguarda il mondo del lavoro occorre un mix tra modello americano ed europeo: "Negli Stati Uniti ci sono enormi opportunità ma poi i lavoratori non hanno l'assistenza sanitaria. Quindi il modello sociale europeo non credo proprio debba essere buttato via".

Secondo il presidente di An Gianfranco Fini l'Italia deve puntare ''di più sulle opportunità''. Il leader di An auspica uno sforzo sui ''centri di eccellenza e sulla ricerca'' per ''non avere più il problema del precariato a 50 anni''. Secondo Fini, bisogna ''collegare il mondo dell'impresa con il mondo della università e della formazione ad alto livello'' e anche alla luce delle risorse finanziarie che non sono molte, ''concepire un sistema che punti sulle opportunità più che sulle garanzie. L'Europa è il continentre delle garanzie, gli Usa sono continente delle opportunità. Dobbiamo puntare anche noi di più sulle opportunità'' .

Punto fondamentale è anche la rivalutazione della meritocrazia. Bisogna costruire ''una società in cui chi vale cresce, chi merita va avanti''. Bamboccioni è un'espressione ''impropria''. Bisogna spingere per ''un mercato del lavoro che non sia ingessato'' e un ''mondo dell'istruzione che sia collegato al lavoro, perche troppo spesso le lauree sono buone per fare un quadretto dentro casa... ''. E poi serve un piano ''per immettere sul mercato alloggi a prezzi compatibili'' perché, sottolinea, i giovani restano a casa anche perché le case costano troppo.

Quanto alla questione salariale sia per Fini sia per D'Alema è un nodo cruciale e urgente. ''È fondamentale. E bisogna intervenire favorendo il potere di acquisto, diminuendo il carico fiscale sulle buste paga e aiutando le imprese che non delocalizzano'', afferma il leader di An. La ''prima questione è la tempestività nel rinnovo dei contratti di lavoro. Poi - sottolinea Fini - una nuova organizzazione del contratto stesso, sempre di più occorrono contratti decentrati, di secondo livello, con una cornice nazionale ridotta; e contratti che consentano a chi lavora di più di guadagnare di più perché bisogna puntare sulla qualità. Non parlo di gabbie salariali - ha puntualizzato - ma di premiare il merito''. Inoltre bisogna ''ridurre il carico fiscale sulle buste paga e sugli stipendi: se un datore di lavoro mette 100, e di questi 43 vanno allo Stato, c'è uno squilibrio che comporta il rischio della delocalizzazione dele imprese''.

Anche per D'Alema quella dei salari "è la più grande questione sociale del nostro Paese e chiunque vinca le elezioni dovrà intervenire su questo tema". "Questo era un Paese in cui erano dominanti le classi medie, ora è diventato enormemente più lungo socialmente. E' aumentato il divario tra chi è molto ricco e chi è molto povero".

Ma fondamentale per il futuro della società italiana è per D'Alema anche la cultura. "La scuola dovrebbe educare di più alla lettura perché corriamo il rischio - sottolinea - che ci sia una generazione di giovani informata su tante cose ma che non sempre ha gli strumenti critici per selezionare le informazioni".

Gianfranco Fini che dice sì agli sgravi fiscali per incentivare gli acquisti di libri dischi e dvd per favorire la cultura dei giovani, sottolinea come ''io non sono tra quelli che dicono che i giovani non sono colti. Semplicemente hanno interessi diversi dai nostri. Rispetto alla mia generazione i giovani hanno magari meno erudizione, ma hanno più sensibilità e, grazie alle nuove tecnologie, hanno una finestra spalancata sul mondo intero''.

Anche il tema ambientale e dell'energia è un tema ''gigantesco'' e fondamentale. ''Il no al nucleare - sottolinea D'Alema - è stato determinato da giuste motivazioni, fra tutte le preoccupazione per lo smaltimento dello scorie, ma certo "ha condizionato le nostre scelte energetiche".

''Il problema dei cambiamenti climatici è problema che supera i confini nazionali'', sottolinea dal canto suo Fini. ''Ci sono Paesi che ancora non hanno firmato il protocollo di Kyoto, tra cui gli Usa. Il nostro Paese ha rifiutato il nucleare, ma ha anche rifiutato tutta una serie di strutture energetiche senza le quali il Paese rischia di non progredire''. Poi il leader di An fa riferimento alla polemica sui rifiuti e al no delle popolazioni ai termovalorizzatori: ''Ci sono sindaci e a volte anche vescovi che vanno in piazza per dire no. Ma una discarica, magari a cielo aperto' è molto più dannosa di un termovalorizzatore'', sottolinea Fini.

Opinioni nettamente divergenti per D'Alema e Fini sul tema della droga. "Si perseguano gli spacciatori e chi fa uso di droghe pesanti, ma no alle sanzioni per i giovani che fanno uso di cannabis perché - sostiene Massimo D'Alema - questo li spinge alla clandestinità e quindi a trovarsi in situazioni pericolose".

Di opinione opposta Gianfranco Fini che rivendica: ''Sono il padre politico, insieme a Giovanardi, di una legge che considero una legge valida e giuste, da difendere perché parte dal dovere di prevenire. Dobbiamo avere il coraggio di dire che non c'è il diritto di farsi lo sballo del sabato sera. Da una parte quindi bisogna prevenire con una campagna che metta in guardia dai rischi, dall'altra reprimere lo spaccio, punire il consumo. E qui c'è una differenza culturale con la sinistra. Per me la sanzione amministrativa è indispensabile, la sanzione per chi si fa una canna serve perché il lassismo non porta da nessuna parte''.

Concordi i due leader lo sono invece sui motivi che allontanano i ragazzi dalla politica. ''La nostra non è una società che se ne infischia, l'impegno giovanile c'è anche se non sempre è rivolto ai partiti. I giovani partecipano - sottolinea il presidente di An - solo che a differenza del passato ci sono mille modi di impegnarsi, dal volontariato al no profit. Non sempre la politica ha le antenne dritte peri intercettare questa voglia di protagonismo che c'è nei giovani''.

Colpa dell'autoreferenzialità della politica per il titolare della Farnesina che portando a esempio il Partito democratico sottolinea: "Se la politica si apre, i cittadini non stanno a casa". "Ad ottobre oltre tre milioni di cittadini hanno partecipato alle primarie del Pd".

Il ministro degli Esteri e il suo predecessore alla Farnesina sono stati chiamati a rispondere anche sul ruolo dell'Italia nel Mediterraneo. Un ruolo di ''ponte'' quello riservato al nostro Paese secondo D'Alema, un ''crocevia di dialogo e cooperazione''.

''Per ragioni storiche e geografiche - spiega D'Alema - l'Italia ha un ruolo intenso di relazioni cruciali con l'atra sponda del Mediterraneo''. A rirpova, il capo della diplomazia italiana cita ''Algeria e Libia, dalle quali prendiamo il gas per cucinare, ad esempio, la pasta''. Quindi ''l'Egitto, con il quale abbiamo un interscambio fortissimo'', e il Libano, dove il nostro Paese ha condotto ''una missione di enorme successo''. L'Italia, sottolinea ancora D'Alema, è un ''tradizionale ponte tra l'Europa e il mondo arabo'' e in questa direzione è ''attivamente impegnata sul fronte dell'allargamento dell'Unione europea verso la Turchia''.

Un processo che, ammette il ministro degli Esteri, ''non sarà breve, ma che è fondamentale per rafforzare l'Europa''. Quindi, la questione dei Balcani, ''dove l'Italia è impegnata con il maggior numero di soldati - ricorda D'Alema - per la pacificazione''. E, non ultimo, ''il contributo dell'Italia nel processo di pace in Medioriente tra israeliani e palestinesi. Per svolgere questo ruolo - dice il titolare della Farnesina - dobbiamo avere una posizione che ci permetta di dialogare tra le parti''.

Anche per Fini quello dell'Italia è un ''ruolo strategico'' anche perché ''con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, il conflitto si è spostato da Est/Ovest a Nord/Sud''. ''L'Italia è l'avamposto dell'Unione europea in quel Mediterraneo dove si gioca una partita grandissima e importante per il nostro futuro'', sottolinea Fini, ricordando che la spinta politica sempre più euromediterranea vede il nostro Paese ''in buona compagnia'', con Paesi quali ''Spagna, Grecia e Francia''.

Il ruolo dell'Italia,ricorda è ''importante anche per rendere possibile l'integrazione dei tanti che giungono in Europa dai Paesi del Maghreb e dell'Africa Sud Sahariana, difendendo le culture e il rispetto delle diversità come una ricchezza''. A questo proposito, Fini sostiene che ''la politica deve anche fornire risposte simboliche'', ricordando come il Popolo delle Libertà abbia candidato alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile ''tre donne'' rappresentantive: ''Souad Sbai, marocchina, musulmana. Fiamma Nirenstein, giornalista, ebrea. Eugenia Roccella, cattolica, portavoce del Family Day''. Un segno, spiega Fini, della ''necessità di ascoltare senza pregiudizi''. Infine, il ruolo dell'Italia nel processo di pace in Medioriente, con la ''necessità - dichiara Fini - di comprendere il sacrosanto diritto dei palestinesi ad avere uno Stato e il sacrosanto diritto degli israeliani a vivere in sicurezza''.

Il vicepremier è tornato poi sulle ragioni della caduta del governo Prodi, avvenuta, secondo D'Alema perché ''qualche senatore è stato, come dire, 'acquisito' dall'opposizione'' dopo ''essere stato eletto per sostenere il governo''. Insomma una crisi determinata ''dal passaggio di campo, per conclamate ragioni non commendevoli, di un gruppo di senatori che erano stati eletti nel centrosinistra''. ''Ho letto un'intervista al senatore De Gregorio che, volendo spiegare perché ha ricevuto molti soldi da Forza Italia, ha detto 'è naturale che FI sostenga i partiti alleati': ero infatti curioso di sapere se finanziasse anche Alleanza nazionale, ma al di là di questo aspetto c'era il piccolo particolare -rimarca il vicepremier- che lui era stato eletto come nostro alleato ed era finanziato dai nostri avversari''.

Per Fini questa spiegazione è una ''tesi consolatoria'', mentre la verità è che la ''crisi di governo è stata determinata dal fatto che due partiti, quelli di Dini e di Mastella, hanno detto che non se la sentivano più di sostenere il governo, non un senatore''. ''Dini -replica ancora D'Alema- era stato eletto in un partito che si chiamava Margherita nella lista dell'Ulivo alle elezioni e i partiti si formano davanti agli elettori, inventarsi un partito dopo è un trucco, dovrebbe essere considerato indecente in un Paese democratico, speriamo per il futuro''. E sulla speranza per il futuro, concorda anche il leader di An.

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19.03.09