Foibe e Axum: cose belle e cose meno belle sulla cultura in Italia

Non si può che gioire a questa notizia, che peraltro conferma quanto di buono fatto anche a Pesaro negli ultimi tempi:

Il 10 febbraio 2005 è il primo anno che ricorre il "Giorno del ricordo" istituito con la legge n.92/2004. Questa legge ha previsto anche l'istituzione di una Commissione con il compito di esaminare le domande per il riconoscimento delle vittime delle foibe. La commissione si riunirà per la prima volta il 6 maggio 2005. Nel frattempo, sono già arrivate alla Presidenza del Consiglio numerose domande.

 

Il "Giorno del ricordo" mira a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della piu' complessa vicenda del confine orientale.

 

In questa giornata sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. E' favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica e a preservare le tradizioni delle comunita' istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero.

Finalmente, i singoli vittime della violenza comunista e dell'ignavia dei nostri governi avranno un seppur parzialissimo riconoscimento. A fronte però di questa vittoria della Politica, per una battaglia portata avanti per anni, dobbiamo purtroppo registrare anche quanto segue:

Il 25 aprile scorso è giunto ad Axum, in Etiopia, il terzo e ultimo troncone della stele di Axum, il più fragile, lungo 24 metri e trasportato a bordo dell'Antonov 124-100 partito da Pratica di Mare (Roma). Si è completata così la complessa operazione con cui lo Stato italiano ha restituito all'Etiopia l'obelisco che era stato portato a Roma dalle truppe di Mussolini nel 1937.Una lunga e colorata cerimonia, presenti migliaia di persone, ha accolto ad Axum l'arrivo della stele. Il premier etiope Meles Zenawi ha ringraziato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il governo italiano che ha reso possibile il ritorno in Etiopia del simbolo più importante per l'identità di questo popolo. Sono passati 68 anni da quando fu portato via nel '37 dalle truppe di occupazione italiane l'obelisco. Ora occorreranno mesi perche' venga reinstallato nel sito dal quale proviene. La stele, di pietra basaltica scura, alta 24 metri e di 160 tonnellate, rappresenta un monumento funerario, datato 1.700 anni. Le operazioni di rimpatrio, in tre tronconi, sono state piuttosto lunghe e delicate.Il trattato di pace tra Italia ed Etiopia, siglato a Parigi il 10 febbraio del 1947, prevedeva infatti per il nostro paese la restituzione, entro 18 mesi, di tutti i beni sottratti all'Etiopia a partire dal 3 ottobre del 1935. Tale impegno veniva ribadito da una nuova intesa firmata ad Addis Abeba il 5 marzo del 1956 che regolava le questioni ancora pendenti tra le due nazioni dopo la fine della guerra. In particolare, l'allegato C, indicava espressamente la stele di Axum come uno degli oggetti da restituire. Un altro accordo bilaterale, nel 1997, riconfermava l'impegno italiano rimasto però disatteso. Nel 1998 il Ministero delle Poste italiane aveva perfino coniato un francobollo per commemorare l'imminente restituzione. Durante il vertice Fao, svoltosi a Roma dal 10 al 13 giugno 2002, il premier etiope Meles Zenawi ha denunciato il fatto che "per 55 anni l'Etiopia è stata presa in giro dall'Italia". Anche l'Unione Africana si è pronunciata il 9 luglio 2002 a favore della restituzione del prezioso manufatto al Paese di origine. Questi fatti hanno indotto il governo italiano, nel Consiglio dei ministri del 19 luglio 2002, a deliberare la restituzione del monumento, fugando così ogni dubbio sull'affidabilità del nostro Paese a livello internazionale. Il 7 novembre 2003 sono iniziate le delicate operazioni di smontaggio della stele. Il 18 aprile 2005 è stato trasportato il primo troncone, qualche giorno dopo (il 21 aprile) il secondo, infine, il terzo ed ultimo troncone, che ha concluso l'operazione, il 25 aprile 2005. L'obelisco sarà ora ricollocato all'interno del parco archeologico di Axum, con l'aiuto dei tecnici italiani e del Ministero per i Beni e le attività culturali.

Il nostro Governo non poteva fare altrimenti, perchè accordi erano stati firmati. Mi spiace però che l'occasione di una più vasta riflessione sulle opere portate lontano dai reali siti non sia stata colta. I musei di tutto il mondo vivono sulle opere italiane: perchè solo noi dobbiamo operare tali restituzioni? Tra l'altro, non è propriamewnte vero che l'Italia "rubò" l'obelisco, perchè è quantomeno dubbio che gli etipi sapessero anche di averlo, quando gli italiani lo trovarono a pezzi e lo restaurarono. Se gli italiani erano truppe di occupazione in Etipia, perchè non lo dovrebbero essere stati i francesi da noi? Perchè un italiano per capire la propria storia deve girarsi i musei di mezzo mondo?

Sono in generale d'accordo con la restituzione dell'obelisco all'Etiopia, perchè credo che il patrimonio culturale di una Nazione debba stare dove è stato creato. Ma proprio per questo riterrei giusto che tutto il mondo si comportasse anche con l'Italia come l'Italia si è comportata con l'Etiopia.

 

02.05.05