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Commenti sulla Legge Finanziaria 2006
Azione Giovani ha seguito con cura l'iter di questa Legge Finanziaria 2006. Gli obbrobri e le ingiustizie in essa contenuti sono tanti e di tale entità che richiederebbero una troppo lunga trattazione. Accennando brevemente solo a due concetti di carattere generale, cioè che la manovra per il 2007 (secondo le prime stime) è composta fino all’84% da entrate aggiuntive e che è venuto meno anche l’ultimo alibi che la sinistra poteva elevare a scudo della Finanziaria delle tasse, cioè lo stato disastroso dei conti pubblici che sforavano il famoso rapporto deficit/Pil, che secondo la UE non deve superare il 3%, visto che, secondo l'ISTAT il rapporto fra deficit e Pil risulta pari al 2,9%, dopo il 5,1% del primo semestre dell’anno scorso e cioè che i parametri di Maastricht sono rispettati, dopo anni in cui si è sentito-a sproposito- della cattiva attenzione data dai governi di centrodestra ai problemi universitari, il Sen. Valditara evidenzia che " oltre al mancato recupero dei pesanti tagli contenuti nella Bersani e all’assenza di risorse adeguate per i bisogni nel frattempo maturati, si penalizza l’assunzione dei giovani ricercatori con la norma che prevede il vincolo di una sola assunzione per ogni pensionamento. E’ stato poi eliminato il 5 per mille destinato alla ricerca. Si tagliano inoltre gli stipendi di ricercatori e docenti con un atto che appare persino costituzionalmente illegittimo e infine si penalizzano gravemente i finanziamenti per l’edilizia universitaria." Il trasferimento forzoso del tfr allo stato e’ una scelta sbagliata nella forma e nella sostanza, e per di piu’ ingiusto. Si tratta di denaro prima di tutto dei lavoratori, ai quali viene tolta autonomia di scelta. Questa misura rischia di diventare la pietra tombale sulla speranza di creare dei fondi pensione in Italia. Dunque, è un’operazione che va a svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione. Tutto questo a fronte di un beneficio temporaneo per i conti pubblici (inizialmente vi sono solo entrate, vale a dire i flussi di TFR), poi, però, si crea un debito crescente dello Stato nei confronti dei lavoratori, scaricando i costi sulle gestioni future. L’operazione è a forte rischio di bocciatura europea. Il lavoratore/risparmiatore non è libero di scegliere cosa fare dei suoi risparmi: o li dà a un fondo pensione, oppure ne dà il 50% all’azienda in cui lavora e il 50% allo Stato, che li userà per finanziare spesa pubblica.Se il lavoratore volesse lasciare tutto il TFR nell’azienda in cui lavora, non potrà farlo e questa è una norma adatta all’ex Unione Sovietica e Cuba, non all’Italia.
E’ spamming previdenziale, perché in caso di silenzio assenso (cioè se il lavoratore entro 6 mesi non dice se aderisce ai fondi pensione) il 50% va allo Stato, senza che il cittadino/lavoratore lo abbia espressamente autorizzato (opt-out). Da notare che anche la riforma Maroni prevedeva anch’essa un fondo all’INPS, ma per maturare una pensione integrativa, non per finanziare la spesa! la norma va modificata in modo che il lavoratore dica chiaramente cosa vuole fare (opt-in) dei suoi sudati risparmi, con 3 opzioni:
15.10.06 |
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