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Per ora trascrivo integralmente l'articolo dal sito
internet nazionale del partito, aggiungerò prossimamente le mie riflessioni
in merito.
PUNTI FERMI VERSO UN NUOVO SOGGETTO POLITICO
La destra apre al dibattito. Ma prima di abbandonare
lo schema attuale bisogna riflettere e confrontarsi Il documento varato dall’Ufficio
di presidenza di An per rilanciare l’alleanza
La proposta di Berlusconi di un nuovo assetto organizzativo
della Casa delle Libertà (il cosiddetto Partito unico) alla cui realizzazione
lo stesso Presidente del Consiglio ha legato anche la sua successione come premier
merita una serie di riflessioni che vogliamo sottoporre al dibattito dentro e
fuori An.
Se il cosiddetto partito unico si presenta agli italiani come un semplice assemblaggio
dei Partiti della Cdl, con o senza Berlusconi premier, si corre il rischio di
vedere contratti i consensi elettorali nel 2006.
Basti ricordare che gli attuali Partiti che compongono la lista unica (non partito
unico) Uniti nell’Ulivo hanno perso alle ultime regionali lo 0.7% rispetto
al 2001. Segno che un progetto di questo genere quando non è ben definito
corre il rischio di essere un boomerang a maggior ragione in una fase di contrazione
dei consensi elettorali. E’ una prospettiva cui dobbiamo stare attenti
perché se da un lato, in una situazione di “democrazia fluida” è lecito
sperare in una vittoria il prossimo anno, è ancora più necessario
temere una vittoria del centrosinistra tale da consolidare un regime.
Quindi prima di abbandonare l’attuale schema pluripartitico e la sua potenzialità di
intercettare segmenti elettorali diversi bisogna riflettere ed essere sicuri
che la nuova soluzione sia davvero capace di dare una nuova spinta aggregativa
ed elettorale alla Cdl.
Ragioniamo innanzitutto sui modelli di bipartitismo e di bipolarismo oggi presenti
nei sistemi politici occidentali. Ricordiamo subito che le più grandi
democrazie europee sono quasi tutte bipolari e non bipartitiche. Anche laddove
in Europa il bipartitismo è storicamente consolidato (Gran Bretagna) oggi è in
crisi per l’emersione di terzi o quarti partiti capaci di intercettare
quelle quote di opinione pubblica che sempre meno si riconoscono nei due partiti
storici.
In ogni caso in Occidente i modelli prevalenti sono quelli del Partito popolare
di ispirazione europea e del Partito repubblicano di ispirazione statunitense,
con la via di mezzo rappresentata dal gollismo francese.
Nel primo caso si presenterebbe l’ipotesi di costruire la sessione italiana
del Ppe intercettando in modo diretto quella potenzialità della cultura
cattolica che con il Pontificato di Giovanni Paolo II e l’avvento di Benedetto
XVI, sta rianimando la società europea. Il rischio connesso a questa ipotesi
potrebbe essere la riproposizione di vecchi modelli centristi in cui sarebbe
limitata l’attenzione alle culture e alle specificità nazionali.
Del resto va ricordato che in Italia la Cdl ha già arricchito il modello
Ppe grazie alla presenza attiva, oltre che della Destra, di forze laico socialiste.
All’opposto il cosiddetto partito repubblicano rischierebbe di risentire
dell’illusione reganiana di creare un partito liberal-democratico o conservatore
di massa che non è strutturalmente in grado di costituire un’alleanza
sociale maggioritaria in Italia.
Quanto poi questi modelli non siano automaticamente riproducibili nei Paesi europei
lo dimostra l’evoluzione del gollismo francese sotto la guida di Sarkozy
e la sua scelta di caratterizzare UMP come partito europeista ma non antiamericano,
laico ma non laicista, liberale ma solidarista e promotore di un rinnovato modello
di economia sociale di mercato.
Al di là dei nominalismi è evidente che un nuovo soggetto politico
della CDL che aspiri a parlare alla maggioranza degli italiani dovrà avere
le seguenti caratteristiche:
1) Ispirarsi a un modello di economia sociale di mercato riformato secondoi principi
di sussidiarietà e competitività per parlare tanto alle imprese
quanto alle forze sociali.
2) Possedere una forte percezione dell’interesse e della identità nazionale,
in una chiave di integrazione europea e di dialogo euro atlantico per fronteggiare
le sfide della economia globale e riassorbire gli egoismi geografici più pericolosi.
3) Offrire risposte al bisogno di sicurezza diffuso nella società a tutti
i livelli, da quello delle garanzie sociali a quelle occupazionali, da quello
dell’ordine pubblico a quello ambientale.
4) Incanalare la propria vocazione al cambiamento in una forte cultura istituzionale
che sappia modernizzare le istituzioni senza indebolirne rappresentatività e
credibilità e tutelando i diritti e le libertà dei cittadini.
5) Incarnare una visione della politica profondamente radicata nel senso comune
del nostro essere italiani che costruisca un progetto riformista partendo dalla
identità più autentica e profonda della nostra società.
Recentemente si è verificata una serie di incomprensioni e fratture tra
la Cdl e forze sociali o soggetti che pure non sono ancora disponibili a schierarsi
con il centro sinistra. C’è tuttora una vasta area culturale e sociale
che teme una futura egemonia di sinistra e che tuttavia non intravede risposte
soddisfacenti nella attuale politica della Casa delle Libertà.
Si tratta di forze non culturalmente ostili al centro destra ma deluse dalla
insufficiente capacità di costruire una rapporto culturale e un dialogo
sociale da parte del nostro governo: associazioni di imprese e sindacali che
avevano aderito al “Patto per l’Italia”, ambienti culturali
e accademici ostili all’egemonia della sinistra.
Qualsiasi ipotesi di rilancio della Cdl non può prescindere dal tentativo
di riannodare il dialogo con questi settori superando l’idea di scavalcare
i corpi intermedi per parlare esclusivamente e direttamente con i singoli cittadini.
Questo dialogo non può essere a senso unico, né limitarsi alla
cooptazione subalterna di singoli esponenti di questi mondi. Bisogna predisporsi
a un dialogo paritario e continuativo con queste forze che oggi vogliono un altro
centro destra ma che da sole riescono soltanto a rappresentare una componente “laterale”dei
futuri assetti di centro sinistra.
Da quanto sopra emergono alcune condizioni che An considera essenziali per rendere
credibile il progetto di un nuovo soggetto politico del centro destra. Condizioni
senza le quali è largamente preferibile ristrutturare la CDL su un programma
più solido e su un messaggio più unitario, mantenendo però l’attuale
situazione pluripartitica.
1) Punto di partenza deve essere un “Manifesto dei valori” che esprima
in termini alti nobili e significativi l’identità culturale dell’eventuale
nuovo soggetto politico. Prima il contenuto poi il contenitore. Prima il messaggio,
poi il veicolo organizzativo.
2) Serve piena consapevolezza che in un sistema bipolare maturo l’elemento
permanente deve essere la coalizione di centro destra, pur nel normale avvicendamento
delle leadership.
3) Al processo costituente della nuova Cdl devono partecipare personalità esterne
agli attuali partiti del centro destra, provenienti dalle più importanti
espressioni culturali e sociali del Paese per rappresentare il valore aggiunto
netto e visibile rispetto alla situazione attuale.
4) Un ruolo significativo deve essere riconosciuto ai rappresentanti delle realtà territoriali,
agli amministratori della Cdl. Si tratta di modelli vincenti in contro tendenza
con il trend nazionale quindi portatori di un valore aggiunto per la coalizione.
5) Per coltivare l’ambizione di rappresentare davvero una coalizione più ampia
l’eventuale nuovo soggetto politico non può essere un prodotto verticistico
calato dall’alto sui partiti e sulle realtà territoriali ma deve
essere un movimento che parta dal basso con una forte spinta partecipativa e
con regole tali da garantire l’effettività della partecipazione.
Fonte : Secolo d'Italia del 4 maggio 2005
05.05.05 |