| Cronaca: IN MERITO A QUANTO SCRITTO SULLA MOSTRA: FASCISMO, FOIBE, ESODO |
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La mostra è stata realizzata dalla Fondazione “Memoria della deportazione” Di Renzo
Savelli, Assessore provinciale
all’Educazione alla Pace
Ho letto sulla stampa i commenti alla mostra “Fascismo,
foibe, esodo”, allestita nell’ingresso del Comune di Pesaro, del consigliere
comunale di F.I. Alessandro Bettini e di Carlo Alberto Consani, presidente
provinciale di Azione Giovani (=movimento giovanile di AN) e mi chiedo se
costoro l’abbiano letta attentamente come merita o se abbiano, come appare
chiaramente dalle parole virgolettate, cercato invano una buona occasione per
fare ancora dell’anticomunismo. Consani se la prende addirittura con “la nostra
provincia che si è dimostrata di scarsa cultura democratica” ma non fa alcun
riferimento preciso alle iniziative che si stanno svolgendo nel territorio
provinciale, né si è accorto che la nostra Provincia ha proprie iniziative,
diverse dalla mostra oggetto del suo attacco. Egli la definisce “una mostra
utile solo a mettere zizzania” mentre Bettini
se la prende addirittura con “la vecchia ideologia comunista” che
sarebbe “riuscita ancora una volta a manipolare la realtà”.
Nessuno dei due si è accorto che
la mostra è stata realizzata dalla Fondazione “Memoria della deportazione” e
che è stata finanziata dalla Regione Lombardia (e non dall’Emilia Romagna!),
che è governata da parecchi anni da una maggioranza di centro-destra: è
anch’essa animata dalla “vecchia ideologia comunista”?
La mostra traccia in modo
sintetico, ma chiaro e storicamente vero, senza nascondere nulla (vedasi la
vicenda dei partigiani della Osoppo) , le vicende di quel territorio che è
stato chiamato “il confine mobile”, partendo proprio dalla fine della 1° guerra
mondiale ed evidenziando la presenza di forti minoranze etniche, la politica
fascista di italianizzazione forzata (era proibito anche dire la messa in
slavo!), l’aggressione militare del 6 aprile 1941, la spartizione di Slovenia e
Croazia e i crimini italiani, l’occupazione tedesca del 1943 e
l’Adriatishes Kunstenland (=litorale
Adriatico) sotto il diretto controllo nazista, la nascita della resistenza
slava, la risiera di S. Sabba, la liberazione e l’orrore delle foibe, che vide
colpiti anche parecchi partigiani italiani, e poi l’esodo dei 250.000 e le
responsabilità politiche di allora.
Ma la “Giornata del ricordo”
doveva raccontare solo l’ultima parte della storia, senza richiamare le
gravissime responsabilità del fascismo non per giustificare, ma per spiegare e
aiutare a capire?
Doveva parlare solo
dell’’italianità offesa’ e occultare, tacere o rimuovere la realtà
dell’’italianità sopraffattrice’? La storia deve narrare i fatti o deve essere
piegata a fini politici di bassa cucina?
Un paese serio non deve avere
scheletri negli armadi, angoli oscuri da lasciare tali , zone d’ombra da non illuminare. Ecco perché la ricerca
storica deve essere messa nella condizione di accedere agli archivi e alle
varie fonti informative per raccontare i fatti nei loro intrecci nella loro
complessità, nella loro articolazione.
Nessuno ha “voluto confondere le
idee” come afferma Bettini, ma al contrario, la mostra “ha voluto chiarire le
idee“ a chi su tali vicende aveva poche confuse notizie e a chi su tali fatti
voleva speculare. E ciò anche a causa di un silenzio (non quello degli storici)
durato, questo sì, troppo a lungo. Ma del silenzio non possono essere accusati
né i redattori della mostra né tanto meno
il presidente del Consiglio Comunale di Pesaro che tale mostra ha richiesto.
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Postato il Lunedi, 12 di Febbraio del 2007 (15:09:45) di rosalba |
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