| Eventi: LA "VERITA' STORICA" DELLE FOIBE |
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"Uno se ne starebbe pure zitto a farsi gli affari suoi, ma quando vede
un trafiletto sul Carlino che a proposito del giorno del ricordo parla
di “verità storica” sulle Foibe, pensa che a tutto c’è un limite" Di Mirko Fabbri
PESARO
- "Uno se ne starebbe pure zitto a farsi gli affari suoi, ma quando
vede un trafiletto sul Carlino che a proposito del giorno del ricordo
parla di “verità storica” sulle Foibe, pensa che a tutto c’è un limite. Qualcuno
in questi ultimi anni ha allentato la guardia, ha cominciato a parlare
di “morti tutti uguali”, di “poveri ragazzi che si sono trovati dalla
parte sbagliata” (i fanatici repubblichini di Salò). Ai fascisti -
post, ex, doc - non gli è parso vero, e sono rispuntati fuori. In questo clima ha preso prepotentemente quota la revisione storica della vicenda delle Foibe. A
proposito di “verità storica” sarà il caso di raccontare un po’, con
tutta l’approssimazione dovuta alla brevità dello spazio e soprattutto
all’incompetenza del sottoscritto, il contesto in cui avvenne tale
vicenda. Alla fine della 1ª guerra mondiale con il trattato di Rapallo
erano state annesse al Regno d’Italia le terre d’Istria, abitate per il
58% da popolazioni slovene e croate. Da quel momento in poi, ed in
particolare con l’avvento del fascismo in Italia, vennero attuate
politiche razziste e nazionaliste: espulsioni in massa di lavoratori
croati e sloveni; scioglimento delle associazioni slave; divieto di
tramandare canti popolari e di parlare in lingua slava; perquisizioni
ed incarceramenti di persone senza mandati della magistratura. Si colpì
a casaccio e con ferocia, come raccomandava Mussolini, giungendo
perfino ad italianizzare i cognomi slavi. Il fascismo di frontiera
avviò una vera e propria pulizia etnica dando alle fiamme case del
popolo, librerie, circoli culturali, società operaie, cooperative,
banche ed alberghi, cercando così di annientare la cultura e la dignità
slave. Nell’aprile del 1941 l'esercito italiano e quello nazista
invasero la Jugoslavia. In risposta al diffondersi del movimento di
liberazione sloveno che ne scaturì, il comando militare del gen. Roatta
(divenuto celebre per aver coniato il motto “testa per dente”), creò
diversi campi di concentramento nei quali vennero deportati ed uccisi,
anche solo per fame, migliaia di uomini, donne, bambini. Digitando su
un motore di ricerca la parola “Gonars” (comune in provincia di Udine),
si può leggere del più famoso campo di concentramento fascista
italiano, che dalla primavera del 1942 ospitò migliaia di civili
jugoslavi rastrellati nei territori occupati, e del sacrario che
raccoglie le spoglie di 471 di quegli innocenti. In Jugoslavia
l'esercito italiano ha ucciso e torturato: solo a Kragulevac furono
fucilati 2300 civili per rappresaglia. Ancora nel 1942 abbiamo notizie
di fucilazioni sommarie di partigiani e di incendi di interi villaggi
sloveni (Dane nella Loska Dolina, Krizna Gora) ad opera dei soldati e
delle camicie nere italiane. Tra l’inizio della guerra e l’armistizio
dell’8 settembre 1943, si stima che furono circa 100mila gli slavi
fatti transitare nei campi di concentramento italiani. Per
comprendere – che non significa necessariamente giustificare, ma
costituisce comunque il primo ed inderogabile passo da compiere – ciò
che successe dopo l’8 settembre del 1943 in quelle terre, va fatto lo
sforzo di inserire quegli avvenimenti nel contesto generale sopra
descritto. L’incontro per il Giorno del Ricordo, maldestramente
organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pesaro, che si
pone nientemeno l’obiettivo di “ricordare la verità storica dell’esodo
e la tragedia delle Foibe”, vede la presenza di numerosi “addetti ai
lavori”, ma emblematicamente non ospita nessuno storico… molto
probabilmente non ne hanno trovato nemmeno uno disposto ad una simile
manipolazione".
Mirko Fabbri [pulcetto@libero.it] http://www.kontrotempo.it/blog/kontrovoglia/index.html
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Postato il Martedi, 25 di Marzo del 2008 (17:42:56) di rosalba |
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