Non ho assistito alla proiezione del film sul
criminale Luciano Liboni, per cui ovviamente non è mio intento commentarlo
Di Carlo Alberto Consani, Presidente Provinciale di Azione Giovani
Non ho assistito alla proiezione del film sul
criminale Luciano Liboni, per cui ovviamente non è mio intento commentarlo. Ma
occupandomi da anni di problematiche giovanili mi ha colpito la frase
dell'attore protagonista, tal Massimo Bonetti, che, riportato dai giornali,
dice: "Quando l'hanno ammazzato, ho sofferto come quando hanno ammazzato Saddam.
Non c'è differenza fra la sua vita e quella di un carabiniere". Non ci sarebbe
neanche bisogno di commentare, ma aggiungo ugualmente qualcosa. Sono orgoglioso
di essere figlio della cultura italiana, una cultura che per prima ha posto il
problema dell'iniquità della pena di morte. Questo è un punto fermo. Detto ciò,
credo però che ognuno scelga come vuole vivere. Non credo, come leggo in un
articolo, che Liboni sia "uno che è arrivato fin lì perchè era epilettico,
perchè suo padre si è suicidato, sua mamma era assente e da bambino si faceva la
pipì addosso dalla paura". E' arrivato fin lì perchè ha scelto di essere un
criminale, perchè ha scelto di ammazzare, perchè ha scelto di andare contro la
Legge, che è la garanzia del buon vivere comune. Le parole appena riportate a
proposito di Liboni possono, purtroppo, adattarsi a migliaia di persone, ma solo
Liboni e pochi altri hanno poi condotto una vita criminale. Attenzione a
sostenere queste teorie ottocentesche per cui l'ambiente dove si vive plasma
l'uomo e lo porta necessariamente, in taluni casi, ad una vita di delinquenza.
Delinquere, dal rubare fino all'uccidere, è sempre una scelta, dimostrata da
migliaia di esempi di persone che vivono in condizioni estremamente disagiate ma
che conducono una vita onestissima. Mentre i delinquenti vanno condannati; non a
morte, ma vanno condannati senza appello e senza giustificazioni. Mentre chi
arresta i delinquenti va ringraziato. E se in situazioni rischiose ci dovesse
proprio rimettere la vita qualcuno, meglio che sia il delinquente piuttosto che
gli appartenenti alle forze dell'ordine. Queste condanne devono essere chiare e
nette; altrimenti qualcuno, che magari non ha una grande cultura, potrebbe
venire estasiato da esempi che di positivo non hanno proprio
nulla...