|
E’
stato il giorno del ricordo ieri a Pesaro, per non dimenticare le
tristi vicende del secondo dopoguerra sul confine orientale, l’esodo e
la tragedia delle foibe. Le storie della tragedia e dei sopravvissuti
sono state raccontate in un incontro promosso dall’assessorato alla
Cultura del Comune, insieme al Comitato X Febbraio e all’Ades
(Associazione amici e discendenti degli Esuli Giuliani,Istriani,Fiumani
e Dalmati)Presenti il presidente nazionale Ades Pietro Luigi Crasti e
il presidente del Comitato Giuliano-Dalmati di Pesaro Eugenio Vagnini.
Al termine delle relazioni dei partecipanti, particolarmente attes
un’intervista a Graziano Udovisi, unico sopravvissuto alle foibe. «Ho
un’unica testimonianza diretta di un amico di Zara, Bruno De Vivi,
militare della Repubblica di Salò, che venne infoibato, ma che
sopravvisse per la sua piccola statura e per le sue qualità atletiche.
Ma subito dopo la guerra morì. E certamente quella esperienza
drammatica e disumana di essere sotterrato vivo in buche di terra, sarà
risultato determinante a quella scomparsa prematura». Eugenio Vagnini,
ricorda i nomi e le storie di sopravvissuti agli eccidi delle truppe
titine fra il 1947 e il 1949. «Mi ricordo della vicenda di Italo Nelli
divenuto cieco, che vive a Pesaro. Nel 1949 venne in barca dall’isola
di Lussino fino a Senigallia, per scampare alla barbarie e razzie delle
truppe titine. Italo era un soldato italiano, fatto prigioniero dai
tedeschi, poi tornato a Lussino. Da qui dovette scappare perché gli
italiani, pur considerati in quel periodo apolidi, vennero boicottati e
le prime conseguenze delle leggi di Tito, furono il ritiro delle
tessere annonarie, dei documenti e di ogni diritto umano». «Un’altra
testimonianza vivente di un’uomo proveniente da Fiume, è quella di
Luigi Herscak, che dal 1950 vive a Pesaro e svolge la professione di
gioielliere - ha proseguito Vagnini - Luigi vide le atrocità che
subirono gli italiani nei rastrellamenti a Fiume e le deportazioni
verso destinazioni ignote, da cui non sono piu’ tornati. In seguito si
è saputo che molte di quelle persone erano state infoibate». P.M.
|