Giovedì 27 Marzo 2008 Chiudi chiudi finestra
E’ stato il giorno del ricordo ieri a Pesaro, per non dimenticare le tristi vicende del secondo dopoguerra sul confine orientale, l’esodo e la tragedia delle foibe. Le storie della tragedia e dei sopravvissuti sono state raccontate in un incontro promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune, insieme al Comitato X Febbraio e all’Ades (Associazione amici e discendenti degli Esuli Giuliani,Istriani,Fiumani e Dalmati)Presenti il presidente nazionale Ades Pietro Luigi Crasti e il presidente del Comitato Giuliano-Dalmati di Pesaro Eugenio Vagnini. Al termine delle relazioni dei partecipanti, particolarmente attes un’intervista a Graziano Udovisi, unico sopravvissuto alle foibe. «Ho un’unica testimonianza diretta di un amico di Zara, Bruno De Vivi, militare della Repubblica di Salò, che venne infoibato, ma che sopravvisse per la sua piccola statura e per le sue qualità atletiche. Ma subito dopo la guerra morì. E certamente quella esperienza drammatica e disumana di essere sotterrato vivo in buche di terra, sarà risultato determinante a quella scomparsa prematura». Eugenio Vagnini, ricorda i nomi e le storie di sopravvissuti agli eccidi delle truppe titine fra il 1947 e il 1949. «Mi ricordo della vicenda di Italo Nelli divenuto cieco, che vive a Pesaro. Nel 1949 venne in barca dall’isola di Lussino fino a Senigallia, per scampare alla barbarie e razzie delle truppe titine. Italo era un soldato italiano, fatto prigioniero dai tedeschi, poi tornato a Lussino. Da qui dovette scappare perché gli italiani, pur considerati in quel periodo apolidi, vennero boicottati e le prime conseguenze delle leggi di Tito, furono il ritiro delle tessere annonarie, dei documenti e di ogni diritto umano». «Un’altra testimonianza vivente di un’uomo proveniente da Fiume, è quella di Luigi Herscak, che dal 1950 vive a Pesaro e svolge la professione di gioielliere - ha proseguito Vagnini - Luigi vide le atrocità che subirono gli italiani nei rastrellamenti a Fiume e le deportazioni verso destinazioni ignote, da cui non sono piu’ tornati. In seguito si è saputo che molte di quelle persone erano state infoibate».
P.M.