Non riuscendo a capire il perché di una protesta come quella di oggi 6 dicembre contro un'ottima riforma quale quella della Moratti per la scuola italiana (già diverso tempo fa, insieme a tutti i ragazzi della Casa delle Libertà, distribuimmo un volantino che allego) sono andato a sentire questa mattina le ragioni dello sciopero. Mi è parso il solito processo alle intenzioni di chi ha poco da dire. Armato del disegno di legge incriminato, ho ascoltato le critiche; preciso che: -è vero che il testo della legge permette al governo di portare avanti la riforma con decreti delegati, ma è anche molto preciso sulle finalità di questi decreti e sui tempi di attuazione (massimo 24 mesi); preciso inoltre che il cosiddetto federalismo scolastico non crea di fatto scuole di serie A o di serie B, con, come ho sentito oggi, "scuole subordinate al potere politico della regione" (altrimenti figuratevi se la destra lo appoggerebbe nelle Marche!), ma, per esempio, è esplicitato nel testo della legge che le scuole di formazione professionale, pur essendo di competenza regionale, danno titoli validi su tutto il territorio nazionale (art.2 lettera "h"), ed è esplicitatao anche che si vuole promuovere "lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea" (2, b) ed anzi "i piani di studi personalizzati (…) contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su scala nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l'identità nazionale, e prevedono una quota, riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse" (2,l).

Tralasciando poi le solite critiche all'eventuale parità fra scuole pubbliche e private, definita "antidemocratica e anticostituzionale", peraltro non contemplata nel DDL in questione, e ricordando che grazie a tale parità non ci saranno più le "scuole dei ricchi" perché anche le famiglie meno abbienti avranno la libertà di scegliere la scuola per i loro figli, potrei passare alla critica circa quanto detto dagli studenti e dai professori in sciopero sul poco inglese alle elementari: ciò è puntualmente contraddetto dal DDL ove nell'art. 2 comma 1f) è scritto che la scuola primaria ha il fine, tra gli altri, di far apprendere "l'alfabetizzazione in almeno una lingua dell'Unione europea oltre alla lingua italiana", affermazione che mi pare abbastanza chiara.

Potrei continuare sulle inesattezze che ssono state dette sulla riforma Moratti: chi la volesse conoscere meglio la può leggere sul sito del Ministero dell'Istruzione; tralasciando poi anche gli insulti fatti al governo in carica che, qualcuno ha detto, "esercita la maggioranza in modo quasi militare" (mi spiace affermare che ciò è stato detto da un professore, cioè da chi dovrebbe impartire un'educazione morale, oltre che specifica, agli studenti), vorrei velocemente passare all'altro tema dello sciopero, cioè la contrarietà all'intervento militare in Iraq. Invito chiunque ad andarsi a leggere sul sito dell'ONU il discorso del Presidente Bush del 12 settembre u.s.. E' stato un discorso molto preciso. In particolare, ed è per me uno dei motivi più importanti, Bush cita le persecuzioni dell'Iraq verso curdi, sanniti ed altri popoli. Già qualcuno pretendeva qualche anno fa che non ci fossero interventi militari per fermare la pulizia etnica di Milosevic a pochi passi da casa. Mi pare adesso che chi vorrebbe dare agli altri la patente di democratico dovrebbe almeno cercare di non difendere le atrocità di alcuni dittatori e non dovrebbe inoltre, a seconda del momento, essere un anno a favore dell'intervento e l'anno dopo contro. Evviva la coerenza delle sinistre!